Regione Piemonte

Storia del paese

Ultima modifica 6 luglio 2018

Le terre che oggi costituiscono il Comune di Calamandrana furono abitate nell'antichità, da popolazioni di origine Celtica, i Liguri, sconfitti versi il 200 a.C. dai Romani; dopo la caduta dell'Impero passarono a far parte dei possedimenti del Marchesato del Monferrato per un limitato periodo di tempo (inizio secolo XII)

Il primo accenno al nome "Calamandrana" appare in un documento pubblico dell'anno 1129 dove si fa riferimento ad un "manso", cioè ad un podere di questo territorio donato dal castellano Guglielmo, figlio di Amedeo, al monastero di Santa Maria presso Acqui.

Si potrebbe essere tentati di ricondurre il nome Calamandrana (con ben cinque "a") all'espressione "calano le mandrie" poiché il nucleo principale degli abitanti abitava, in passato, il colle con in cima il Castello e i vecchi contadini portavano al pascolo il gregge "alla piana".

"Calamandrana" deriva, invece, con maggiore probabilità da una quercia nana che in Piemonte viene chiamata "calamandrina", poiché un tempo le colline erano coperte di boscaglie di olmi e querce. In alcuni atlanti del Settecento il nome di Calamandrana è chiarmente scritto "Calamandrina".

Il territorio di Calamandrana fu possesso di Bonifacio del Vasto, che lo cedette ai San Marzano di Canelli, sottomessosi ad Alessandria agli inizi dei sec. XIII. Durante la cruenta battaglia per l'annessione al feudo alessandrino, gli abitanti di Calamandrana abbandonarono temporaneamente la piana e ripararono presso la chiesa di San Giovanni in Lanerio (fondata dalla Regina Teodolinda) dove edificarono il nuovo centro di Nizza della Paglia (l'attuale Nizza Monferrato). Il dominio di Calamandrana ripassò nel 1232 ad Asti per opera di Federico II, quindi ai Marchesi del Monferrato che lo concessero al Marchesato di Incisa e nel 1305 passò agli Asinari.

Nell'anno 1657 Calamandrana venne concessa dal Duca di Mantova al Marchese Giovanni Maria Piccolomini, nel 1672 passò al conte mantovano  Matteo Quinciani. Nel 1682 divenne conte di Calamandrana il calamandranese Francesco Maria Cordara che iniziò la costruzione del Castello (quale si può vedere anche oggi) che comprendeva l'antica Torre.

Mentre il dominio della Casa Ducale di Mantova volgeva al declino, Casa Savoia si affermava su tutto il territorio piemontese.


La resistenza

Subito dopo l'8 settembre '43, nello scioglimento dell'esercito italiano, a Calamandrana si rifugiarono parecchi soldati fuggiti dalle caserme. La popolazione e il parroco don Emilio Carozzi, uomo coraggioso, li accolsero e li aiutarono. 

Nel novembre 1943 a Calamandrana Alta prese vita una formazione partigiana con oltre cento giovani.Iniziarono anche qui rastrellamenti e perquisizioni. Allora i partigiani decisero di lasciare il paese, spostandosi più in alto.
Una compagnia di cinquanta militari della "Muti" vi prese stanza stabile. 

Sul finire del '44 si svolsero frequenti scontri. Vi sarà anche un morto. Una volta ben 80 persone vennero prese come ostaggi e minacciate, le case saccheggiate.

Verso la fine del 1945, ritornarono in forza i partigiani. Di lì si poteva controllare bene Canelli e la strada per Nizza. Si preparava l'azione finale. In questa situazione drammatica venne anche incendiato il Municipio.